Dieci giorni da Hipster a Williamsburg (New York City) – L’appartamento Hipsterino

(segue da Dieci giorni da Hipster #Day1 )

C’è da dire che ho avuto anche una certa dose di fortuna. Questo fine settimana, dall’1 al 3 giugno, a Williamsburg, c’è stato l’evento più hipster che mai: il “Bushwick Open Studios“.

Il quartiere di Bushwick, che si estende dalla fermata della metro di via Morgan in poi, è letteralmente disseminato di studi di artisti di ogni genere: pittori, scultori, designer, fashion designer etc. Una volta l’anno, questi spalancano le porte ai viandanti della Mela mostrando al pubblico non solo le opere ma anche, e soprattutto, i luoghi dove prendono vita e dove loro, gli hipster, vivono.

Sono proprio gli appartamenti, dai muri all’arredamento, a sorprendere e affascinare, forse più della produzione artistica hipsterina. Ma prima due parole sulle opere esposte. Non c’è dubbio che tra i molti artisti presenti alla manifestazione ce ne fossero alcuni innegabilmente talentuosi e originali, soprattutto tra gli asiatici, ma di fronte ad alcune “creazioni”, verrebbe da chiedersi: “Ma perché? Perché?”. Un buon esempio di no-sense è la pretestuosa installazione più o meno filo Occupy Wall Street/ radical vegan style nella quale due personaggi vestiti malamente da robot maneggiano, seduti attorno a un fuoco, della carne macinata cruda…la pestano, la impastano, la tritano e poi iniettano nel suo interno con dei siringoni abnormi un liquido rosso che dovrebbe stare per del sangue.

Tornando dal Bushwick Open Studio, Eaman, l’ignaro ingegnere tutto d’un pezzo, mi fa: “Più una cosa è ridicola più è arte. Mah, nutro qualche dubbio. Prima o poi qualcuno si metterà a vendere la propria cacca e dirà che è arte”. Immaginate la fierezza, nel dire: “In Italia l’abbiamo già fatto!”.

(Suona il campanello. Chi è? Il corriere espresso. Cosa porta? Un pacco Amazon. Cosa contiene? I primi due film di Wes Anderson, il primo è talmente sconosciuto che non c’è nemmeno il nome del regista sulla copertina. La Sam ha colpito ancora.)

Dicevamo, gli appartamenti. Il quartiere di Bushwick era fino a pochi anni fa pieno di fabbriche dismesse, quelle dai mattoncini rossi e i finestroni di ferro battuto. Da quando gli hipster hanno cominciato a popolarlo queste sono diventate via via dei (magnifici!) loft, che fungono, a seconda del caso, da appartamenti o studi artistici, o entrambi.

Vista di una ex fabbrica oggi abitata:

Dai tetti di questi palazzoni, dove ci si ritrova per grigliate e festicciole, si vede tutta Manhattan.

La sera, dentro uno di questi loft, quattro ricercatori provenienti da diversi campi di studio, chiacchierano su come vengono investiti i fondi per la ricerca nelle università in giro per il mondo. Uno di loro, ricercatore di neuroscienze in una delle principali università di New York, dice: “Il limite della ricerca qui negli US sta in quel dato di fatto che voi europei vedete invece come La Mecca e al quale vi state piano piano avvicinando. Qui gli investimenti nella ricerca seguono da vicino i flussi di denaro e da loro dipendono, non si investe se non si è abbastanza sicuri di un tornaconto economico. Ma questo modo di ragionare non lascia spazio alla sperimentazione e escude possibilità e soluzioni prima ancora che vengano testate. Ecco perché spesso le idee davvero innovative che noi sviluppiamo vengono dall’Europa, perché la nostra capacità e libertà di sperimentare e pensare a soluzioni “fuori dagli schemi” è fortemente limitata dalle logiche di mercato“. L’erba del vicino..

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