Data journalism in Italia e dintorni, tutti i link

data journalism italia

Scrivendo il capitolo della mia tesi di laurea dedicato al data journalism ho constatato che anche in Italia le realtà e i progetti che si occupano o che hanno in qualche modo a che fare con l’intercettazione, l’interpretazione e la visualizzazione degli open Data (data journalism,  computational journalism, social listening…) stanno aumentando, e non di poco. Ho quindi deciso di farci uno speedlinking post, un post-elenco degli enti, delle iniziative, delle associazioni e delle aziende-agenzie in cui mi sono imbattuta.

Dovendo scegliere un ordine, opto semplicemente per quello in cui io per prima sono venuta a conoscenza delle diverse realtà.

  • Spaghetti Open Data, si autodefiniscono “un gruppo di cittadini italiani interessati al rilascio di dati pubblici in formato aperto, in modo da renderne facile l’accesso e il riuso (open data)”.
  • DatajournalismItaly, è la prima community dedicata al tema in Italia, per sottoscrivere la lista: http://groups.google.com/group/datajournalismitaly. Nomi da associare: Guido Romeo e Maurizio Napolitano.
  • Diritto di sapere, “è un’associazione senza scopo di lucro, senza discriminazione di carattere politico, creata nel 2012 grazie al sostegno dell’Open Society Foundations. Il suo scopo, dettagliato nello statuto, è la difesa e l’espansione del diritto umano di accesso all’informazione”. Un noma da associare: Guido Romeo (again).
  • Fondazione <Aref, è un ente privato il cui compito “consiste nello sviluppo di una ricerca sulla qualità dell’informazione che emerge dalla rete sociale abilitata da internet e i media digitali, con l’obiettivo di ipotizzare, disegnare, implementare, sperimentare e testare logiche incentivanti che favoriscano il miglioramento della qualità dell’informazione stessa”. Un nome da associare: Luca De Biase.
  • Formica Blu, è un progetto di co-working che “riunisce una rete di professionisti capaci di muoversi tra il giornalismo, la grafica, la produzione crossmediale in audio, video e motion graphic, la formazione e la ricerca sociale”. Un nome da associare: Elisabetta Tola.
  • Data Journalism Crew, progetto nato all’interno di Sudmediatika. Si presentano così: “Una crew di studenti e neolaureati con il pallino dell’informazione dislocati tra la Sicilia e il resto del  mondo, e una giornalista a farci da capitano da una plancia di bit. Il nostro equipaggio viaggia sui mari del giornalismo innovativo e della comunicazione digitale”. Un nome da associare: Rosa Maria di Natale.
  • Ricerche online, si tratta di un corso di “analisi di fonti aperte su internet e investigazioni digitali”. In inglese OSINT. E’ organizzato dall’Associazione giornalismo investigativo.
  • Voto 2013 La Stampa, l’iniziativa voto2013.lastampa.it propone una serie di grafici interattivi nelle quattro settimane prima e dopo il voto.  “Visualizzazioni semplici di una mole di dati enorme e complessa”. Un nome da associare: Gianni Riotta.
  • Statistica Ning, è la comunità italiana dedicata alla statistica. Nella sezione forum del sito si trovano sette discussioni attive sul Data Journalism.
  • Diritto di sapere, “è un’associazione senza scopo di lucro, senza discriminazione di carattere politico, creata nel 2012 grazie al sostegno dell’Open Society Foundations. Il suo scopo, dettagliato nello statuto, è la difesa e l’espansione del diritto umano di accesso all’informazione”. Un noma da associare: Guido Romeo (again).
  • Irpi, non si occupano esclusivamente di Open Data, ma trattandosi di una nuova realtà di giornalismo investigativo mi sento di inserirli. Si presentano così, in inglese: “We make local and transnational investigative journalism. We produce written reports, multimedia projects and audio/video features. We offer fixing services to foreign journalists and media in Italy. We favor team work and transnational collaborations. We work for the public interest. Anybody can pitch us an issue to investigate”. Di nomi ce ne sono parecchi.
  • Voicesfromtheblog.com, è un progetto scientifico realizzato in ambito accademico.
    Si propone di ricostruire l’orientamento di chi scrive su internet classificando un piccolo campione di blog, non necessariamente rappresentativo dell’intera popolazione. Su Wired di febbraio leggo che ora si occupano di interpretare i tweet per predevere i risulatti alle politiche 2013. Nomi da associare: Luigi Curini, Stefano M. Iacus e Giuseppe Porro, Andrea Ceron.
  • BlogMeter, è un’altra realtà che si occupa di social listening, però privata. Dicono di loro: “BlogMeter è un servizio di ascolto dei social media fondato su una piattaforma tecnologica proprietaria, che permette di analizzare ciò che viene detto online su un tema, un’azienda, un brand o un personaggio pubblico, con più di 250 progetti di ascolto all’attivo” .
  • Tweetmister, altra società di social listening che ha sede in Inghilterra ma è stata fondata dall’italiano Alberto Nardelli. L’azienda si è fatta notare e, come scrive Luca Barcellona su Wired, “è stata assoldata da Reuters, Bbc, ambasciate varie e Unione Europea”.
  • Opendatablog, versione nostrana made in Il Sole 24Ore del data blog del Guardian.

Aggiornamenti:

I volti italiani dei big data

    , articolo di Luca Indemini su La Stampa.

Ne conoscete degli altri? Mi sono forse scordata di qualcuno? I due leocorni?

Ogni segnalazione è ben accetta!

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