Gli open data usati male e la strada finisce dentro il Duomo

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Il Duomo di Messina attraversato da una strada. L’aeroporto di Venezia inesistente. Una rotonda rappresentata come se fosse parte di un paesaggio naturalistico, senza strade, cemento e mattoni. Ma allo stesso tempo proprietà private descritte nei minimi particolari, persino lo stagno dietro casa non manca all’appello. Sono solo alcune delle stranezze in cui si incappa consultando le mappe digitali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate (realizzate dall’agenzia pubblica Sogei) sul sito dell’Omi, l’Osservatorio del Mercato Immobiliare.

Ma il peggio deve ancora venire. Infatti, le mappe non solo contengono una serie di imprecisioni, ma sono soprattutto il risultato di un uso improprio e scorretto di dati aperti, precisamente quelli della comunità OpenStreetMap. Per chi non la conoscesse, OpenStreetMap è una mappa digitale del globo terrestre rilasciata in formato aperto alla quale lavorano gratuitamente circa un milione e 600 attivisti open data in tutto il mondo. Un’alternativa open a Google Map. Il progetto viene messo a disposizione dei cittadini con licenza ODbL, Open Database License, la quale funziona in modo molto semplice: chiunque può fare uso delle mappe, dei dati e del codice OpenStreetMap, purché la mappa utilizzata venga attribuita alla comunità. Insomma, bastava citare la fonte. Come dice Steve Coast, fondatore del movimento: «E’ una questione di buona educazione».

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