Category Archives: Newspaper&Magazine articles

Controllabili da remoto, indossabili, connessi: i sex toys nell’era dei big data.

Dove c’è consumo ci sono dati, e dove ci sono dati, specialmente se tanti, vari e relativamente low cost da collezionare (quindi, big data) ci sono pattern, correlazioni e statistiche pronte per essere scovate e rivendute. C’è in altre parole la possibilità di quantificare, o come amano dire gli esperti del caso, «datificare» (traduzione alla meglio dell’inglese datification) l’esperienza di consumo. E la «datificazione» non solo aiuta le vendite, ma piace agli utenti. Ne sanno qualcosa i membri del popolare Quantified Self Movement, i quali hanno fatto del self-tracking una filosofia di vita. Ebbene, senza tante sorprese, la tendenza alla «datificazione» sta prendendo piede in uno dei settori da sempre più all’avanguardia per via di nuove tecnologie: quello dei produttori di sex toys.

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Chi si impadronirà dei bitcoin?

Le prospettive dei pagamenti digitali in un convegno di Los Angeles; «Al momento giusto un big player farà la sua comparsa e ne prenderà il controllo»

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Inizio anni Novanta, Stati Uniti. Allan Schiffman, forte di una laurea in computer science conseguita a Stanford e pieno di entusiasmo, si reca dall’allora direttore generale di Visa con un’idea in mente. Per due ore gli spiega per filo e per segno come avrebbe messo in piedi per Visa un sistema di gestione dei pagamenti totalmente elettronico, automatizzato e con altissimi livelli di sicurezza e privacy. «Molto interessante», risponde il manager. «Quando iniziamo?», lo incalza quindi Allan. «Mai. Lascerò che lo implementi qualcun’altro, e poi mi preoccuperò di prenderne il controllo», risponde quello. E così fu. Quella di Allan, oggi stimato imprenditore americano del settore It, Ceo e founder di Commerce.net, è una delle tante vicende a tema «pagamenti digitali» di cui si è discusso durante la conferenza «Digital Cash», tenutasi a inizio ottobre a Ucla, University of California, Los Angeles.

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Gli open data usati male e la strada finisce dentro il Duomo

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Il Duomo di Messina attraversato da una strada. L’aeroporto di Venezia inesistente. Una rotonda rappresentata come se fosse parte di un paesaggio naturalistico, senza strade, cemento e mattoni. Ma allo stesso tempo proprietà private descritte nei minimi particolari, persino lo stagno dietro casa non manca all’appello. Sono solo alcune delle stranezze in cui si incappa consultando le mappe digitali pubblicate dall’Agenzia delle Entrate (realizzate dall’agenzia pubblica Sogei) sul sito dell’Omi, l’Osservatorio del Mercato Immobiliare.

Ma il peggio deve ancora venire. Infatti, le mappe non solo contengono una serie di imprecisioni, ma sono soprattutto il risultato di un uso improprio e scorretto di dati aperti, precisamente quelli della comunità OpenStreetMap. Per chi non la conoscesse, OpenStreetMap è una mappa digitale del globo terrestre rilasciata in formato aperto alla quale lavorano gratuitamente circa un milione e 600 attivisti open data in tutto il mondo. Un’alternativa open a Google Map. Il progetto viene messo a disposizione dei cittadini con licenza ODbL, Open Database License, la quale funziona in modo molto semplice: chiunque può fare uso delle mappe, dei dati e del codice OpenStreetMap, purché la mappa utilizzata venga attribuita alla comunità. Insomma, bastava citare la fonte. Come dice Steve Coast, fondatore del movimento: «E’ una questione di buona educazione».

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Brasile 2014, in campo anche sui social network

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Secondo un sondaggio condotto da Yahoo, per la prima volta nella storia del calcio e delle dirette sportive migliaia di tifosi di tutto il mondo seguiranno un mondiale dalla televisione e sul Web in uguale misura.

Lo speciale di Social Meter pubblicato sulla nostra home page ci informa che sono già stati pubblicati 2 milioni di Tweet riguardanti la coppa del mondo con hashtag #worldcup2014, di cui 84 mila in inglese, 87 mila in spagnolo e 22 mila in francese. La startup italiana con sede a Palo Alto, California, TOK.tv ha pure lanciato una app che permette di vedere le partite dal cellulare ovunque ci si trovi e condividere commenti e impressioni con gli amici lontani.
Il Web è fitto fitto di siti, blog, pagine Facebook e account Twitter colmi di commenti e informazioni sull’evento sportivo clou dell’estate, ma come orientarsi in questa marea di gigabyte calciocentrici?

Per chi ha Twitter, la prima cosa da fare è recarsi all’indirizzo twitter.com/i/t/worldcup e seguire le istruzioni per configurare il proprio account ad hoc per i mondiali. Grazie a questa applicazione offerta gratuitamente da Twitter, è possibile con pochi click collegarsi a tutti gli account più interessanti legati alla propria nazionale, primo fra tutti @Vivo_Azzurro, la pagina Twitter ufficiale della Nazionale Italiana. Gli hashtag più usati sono: #mondiali, #mondiali2014 #mondialibrasile2014.

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Un articolo sul #DeepWeb, che non è solo droga e killer su commissioni

Quando mi è stato commissionato un articolo sul Deep Web dal giornale locale della mia città natale mi sono messa per prima cosa alla ricerca di informazioni più precise ed aggiornate su questo spazio di web nascosto di cui tanto avevo sentito parlare soprattutto negli States. Destreggiandomi tra vari articoli di Repubblica, Corriere, altri giornali “tradizionali” ma anche tra testate sui generis (compreso Vice) mi sono abbastanza stupita di vedere come ancora oggi ogni cosa che abbia a che fare con hacker e spazi di libertà alternativi sulla rete venga proposta all’unisono con toni scandalistici ed eclatanti. Tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. Anche da testate come Vice, che in teoria avendo un imprinting più “giovane” dovrebbero arrivarci su certe cose un po’ di più. Ho quindi provato a dare un punto di visto più completo sulla faccenda. Di seguito l’inizio:

“Aspetterò domani, signorina libertà, signorina anarchia”, cantava De Andrè. Oggi, di quel sogno di anarchia esiste una concreta versione digitale. Lo chiamano Deep Web, ed è un luogo dove tutto, nel bene e nel male, sembra possibile, e nulla è regolamentato né censurato, dalla libertà di parola alle attività illegali. La parte oscura del World Wide Web, fino a ieri accessibile a pochi, sta inoltre diventando sempre meno impenetrabile e più alla portata di tutti. Il merito è di Grams, un nuovo motore di ricerca che, esattamente come fa Google per i siti “normali”, permette di trovare più facilmente i contenuti nascosti tra le trame del Deep Web.

Per leggere l’articolo, vi rimando al link originale dove è stato pubblicato